Coltivare le connessioni, a ciò incita l'articolo omonimo http://dl.dropbox.com/u/3592556/Coltivare-Le-Connessioni.pdf, un brano atipico, almeno per me, dato che mai avevo letto un testo composto in parte da post e commenti ad uno scritto originario. Non male, l'effetto, una piacevole novità.
Al di là della insolita tipologia di testo che mi sono trovato davanti, sono rimasto affascinato dal paragone tra il PLE (l'insieme di connessioni sviluppate) dei bambini di Don Milani a Barbiana e i moderni collegamenti informatici, gli hyperlink, che rendono possibili collegamenti trasversali tra materie, tra discorsi diversi e siti di nazioni lontanissime tra loro.
Al di là del fatto che ho sempre ammirato molto Don Milani, sono persino andato a Barbiana parecchio tempo fa, giusto per omaggiare un grande uomo di cui ho letto qualche lettera, su cui ho visto un ottimo film (magnifico Castellitto) e che forse è uno dei più grandi ribelli della nostra epoca. Un ribelle? Sì, un ribelle, perchè pur isolato in un minuscolo paesino in un luogo impervio, pur se scomodo alle istituzioni (soprattutto quelle clericali) ha lottato perchè tutti fossero uguali e istruiti alla stessa maniera, i contadini come i nobili.
E, per chi rispondeva "ma a me che importa di queste cose?" coniò uno dei motti più belli che abbia mai sentito, un motto breve e diretto, così facile eppur così potente: I care.
Un "mi importa", un "mi interessa", un "ho a cuore" qualsiasi cosa succeda, ovunque e a chiunque, e soprattutto una forte risposta (ancora oggi purtroppo sarebbe il caso di riutilizzarla con gran parte del popolo italiano e mondiale, dato che la tendenza al menefreghismo sta diventando una vera e propria patologia) a quelle persone che vivono nel loro angolino, portando acqua al proprio mulino e coltivando solo il loro piccolo orticello, anche a discapito degli altri.
Ebbene, io mi auguro davvero di riuscire ad avere tutto a cuore, con i dovuti discrimini (tutto tutto è senza dubbio impossibile), ma comunque di interessarmi di più cose possibili, di conoscere e di sentire come mie le cose che avvengono nel mondo. Gli esempi che mi saltano alla mente sono sempre le guerre etniche in Africa, i fondamentalismi religiosi, la censura estrema e le condizioni disumane di lavoratori e bambini nella zona indocinese, ma di simili massacri, nefandezze e orrori dettati dalla semplice ignoranza se ne potrebbero elencare all'infinito.
Quello che dico non è una novità, non è nemmeno un discorso da vecchio predicatore. E' una speranza, la speranza prima di tutto per me stesso di avere a cuore più cose possibili (nella vita come nel lavoro che ho scelto) e successivamente di vedere crescere nuove generazioni sempre più interessate al mondo che le circonda.
Conclusa la parentesi su Don Milani (quando qualcosa mi interessa posso parlarne per anni, ahimè) voglio finire velocemente, sennò chi legge (e anche il povero Andreas, che di commenti ne deve leggere centinaia al giorno) perde interesse e mi manda al diavolo, ritornando all'argomento connessioni.
Don Milani avrebbe apprezzato molto internet, ne sono sicuro. Non avrebbe apprezzato il modo in cui per lo più viene usato (pornografia e propaganda pubblicitaria), ma ne avrebbe subito ammirato la rapidità diffusiva, la possibilità di garantire connessioni veloci e rapidi passaparola.
Sì, il confronto fra persone porta sempre e solo miglioramenti. Sembra un assioma troppo vago e troppo ottimista, ma di questo sono sicuro: per abbattere i muri dell'ignoranza internet può essere una delle chiavi.
Anche i Pink Floyd, in un certo senso, avevano in mente un'idea di istruzione simile a Don Milani: nella famosa canzone Another Brick in The Wall-Parte II (che ho sentito purtroppo storpiata e violentata in ritmi da discoteca) viene denunciata una scuola che controlla i pensieri, che non permette loro di volare liberi da un ramo all'altro, stabilendo connessioni in continuo movimento ed in continua evoluzione. Bisogna lasciari trasportare, come diceva Don Milani, bisogna interessarsi di tutto e uscire talvolta dagli schemi.
Il muro va abbattutto. E internet, se usato bene, una bella picconata la può dare.
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mercoledì 20 aprile 2011
Assignment 3: il valore delle connessioni
venerdì 8 aprile 2011
Goodbye, Blue Sky
Un saluto veloce, dato che riprenderò il blog e completerò assignment e pubblicherò nuove news sui Floyd solo a partire dalla settimana prossima, causa esame di Anatomia incombente. Goodbye blue sky come titolo è perfetto per le mie giornate da ora in poi: e chi lo vede più il blu del cielo primaverile?
Del brano (che adoro) parlerò bene quando potrò: perdonatemi per ora, e iniziate a godervelo. Due ottimi siti inglesi dove è commentata e spiegata alla perfezione sono: http://www.thewallanalysis.com/main/goodbye-blue-sky.html e http://www.rogerwaters.org/eshepart.html.
GOODBYE BLUE SKY
PINK FLOYD - THE WALL
Oooooooo ooo ooo ooooh
Did you see the frightened ones
Did you hear the falling bombs
Did you ever wonder
Why we had to run for shelter
When the promise of a brave new world
Unfurled beneath a clear blue sky
Oooooooo ooo ooooo oooh
Did you see the frightened ones
Did you hear the falling bombs
The flames are all long gone
But the pain lingers on
Goodbye blue sky
Goodbye blue sky
Goodbye
Goodbye
Did you see the frightened ones
Did you hear the falling bombs
Did you ever wonder
Why we had to run for shelter
When the promise of a brave new world
Unfurled beneath a clear blue sky
Oooooooo ooo ooooo oooh
Did you see the frightened ones
Did you hear the falling bombs
The flames are all long gone
But the pain lingers on
Goodbye blue sky
Goodbye blue sky
Goodbye
Goodbye
Composizione
È introdotto dal suono di alcuni uccelli che cinguettano e dalla frase "Look mummy, there's an aeroplane up in the sky!", pronunciato da un bambino (il piccolo Harry Waters, figlio di 2 anni di Roger). Durante tutta la canzone una chitarra acustica e, in alcune sezioni, un coro accompagnano la voce di David Gilmour.
La canzone inizia con un tono tranquillo e sereno, ma, man mano che va avanti, assume un tono sempre più aspro e sinistro. Durante gli ultimi secondi del brano si sentono distintamente rumori di un aeroporto.
Il brano presenta alcune somiglianze con la canzone Grantchester Meadows presente nell'album Ummagumma.
Trama
Come le altre canzoni nell'album The Wall, "Goodbye Blue Sky" narra una parte della storia di Pink, il protagonista.
La canzone spiega la depressione di Pink come il risultato di un'infanzia vissuta nel periodo del dopoguerra sotto le sole attenzioni di una madre iperprotettiva, dopo che il padre era morto in guerra, prima che lui nascesse. Si capisce anche il trauma che le conseguenze della guerra gli hanno causato.
I rumori di un aeroporto che si sentono in sottofondo alla fine del brano suggeriscono che Pink stia andando negli Stati Uniti, per cercare di diventare una rock star e dimenticare il passato.
La canzone spiega la depressione di Pink come il risultato di un'infanzia vissuta nel periodo del dopoguerra sotto le sole attenzioni di una madre iperprotettiva, dopo che il padre era morto in guerra, prima che lui nascesse. Si capisce anche il trauma che le conseguenze della guerra gli hanno causato.
I rumori di un aeroporto che si sentono in sottofondo alla fine del brano suggeriscono che Pink stia andando negli Stati Uniti, per cercare di diventare una rock star e dimenticare il passato.
Versione video
Nel film Pink Floyd The Wall il filmato consiste in una serie di animazioni create da Gerald Scarfe. Solo la prima scena è filmata nella realtà.
Il filmato inizia con l'immagine di un colomba in un giardino di una casa che, inseguita da un gatto, vola via. Da questo punto in poi il filmato è interamente composto da animazioni. La colomba esplode violentemente nel cielo e viene rimpiazzata da un'enorme uccello nero dall'aspetto meccanico, allusione all'aquila simbolo del Terzo Reich (dettaReichsadler). L'enorme volatile simile ad un aereo sorvola il territorio inglese e chinandosi a terra strappa con gli artigli un pezzo di suolo, dal quale esce del sangue come se fosse una ferita. Nella scena seguente appare un gigantesco verme dal terreno, che si trasforma in un'enorme costruzione a metà tra un hangar e una cattedrale dalla quale escono numerosi aerei da combattimento che bombardano Londra. Il video è dichiaratamente una citazione del Blitz, la campagna di bombardamenti a tappeto che i tedeschi scatenarono sul suolo inglese dal 7 settembre 1940 al 10 maggio 1941. La scena cambia inquadrando persone nude che indossano una maschera antigas (the frightened onescioè gli spaventati) e che cercano di ripararsi dallo sgancio di bombe.
Nelle scene successive viene sottolineata la distruzione che la guerra ha portato al Regno Unito: la Union Jack e gli aerei militari si trasformano in croci e l'aquila nazista ride guardando le rovine della città. Il filmato termina con la colomba che lo ha aperto, che vola tra scheletri in divisa, simbolo degli aviatori inglesi caduti, il cui sangue rifluisce in una fogna. Si tratta di una delle sequenze più drammatiche di tutto il film; contiene un chiaro messaggio pacifista, e forse una velata critica all'incapacità da parte degli Stati (in questo caso l'Inghilterra) di difendere i civili dagli orrori della guerra.
Il filmato inizia con l'immagine di un colomba in un giardino di una casa che, inseguita da un gatto, vola via. Da questo punto in poi il filmato è interamente composto da animazioni. La colomba esplode violentemente nel cielo e viene rimpiazzata da un'enorme uccello nero dall'aspetto meccanico, allusione all'aquila simbolo del Terzo Reich (dettaReichsadler). L'enorme volatile simile ad un aereo sorvola il territorio inglese e chinandosi a terra strappa con gli artigli un pezzo di suolo, dal quale esce del sangue come se fosse una ferita. Nella scena seguente appare un gigantesco verme dal terreno, che si trasforma in un'enorme costruzione a metà tra un hangar e una cattedrale dalla quale escono numerosi aerei da combattimento che bombardano Londra. Il video è dichiaratamente una citazione del Blitz, la campagna di bombardamenti a tappeto che i tedeschi scatenarono sul suolo inglese dal 7 settembre 1940 al 10 maggio 1941. La scena cambia inquadrando persone nude che indossano una maschera antigas (the frightened onescioè gli spaventati) e che cercano di ripararsi dallo sgancio di bombe.
Nelle scene successive viene sottolineata la distruzione che la guerra ha portato al Regno Unito: la Union Jack e gli aerei militari si trasformano in croci e l'aquila nazista ride guardando le rovine della città. Il filmato termina con la colomba che lo ha aperto, che vola tra scheletri in divisa, simbolo degli aviatori inglesi caduti, il cui sangue rifluisce in una fogna. Si tratta di una delle sequenze più drammatiche di tutto il film; contiene un chiaro messaggio pacifista, e forse una velata critica all'incapacità da parte degli Stati (in questo caso l'Inghilterra) di difendere i civili dagli orrori della guerra.
Cover
- La band The Future Sound of London ha fatto una cover della canzone dal titolo "Goodbye Sky".
- La cantante della band Heart, Ann Wilson, ha inciso una cover del brano per il suo singolo del 2007 Hope & Glory con sua sorella Nancy Wilson.
- Una cover del brano eseguita da Tim Myer è inclusa nell'album tributo ai Pink Floyd A Fair Forgery of Pink Floyd.
- La band System of a Down spesso esegue una cover del brano durante i suoi concerti dal vivo.
Esecutori
- Roger Waters - VCS3, basso .
- David Gilmour - voce, chitarra acustica, sintetizzatore.
- Richard Wright - sintetizzatore.
- Harry Waters - voce del bambino.
domenica 3 aprile 2011
File MIDI dei Floyd: cosa farne?
Ho scoperto da poco cos'è un file MIDI, e vi allego una definizione di Wikipedia nel caso non conosciate questo tipo di file musicale. Sono scettico, ascoltando alcuni MIDI dei Pink Floyd sul loro uso e sulla loro effettiva utilità: non vorrei che servissero solo a deturpare gli ottimi brani Floyddiani per farne una porcata di remake elettronico. Ma non si può mai sapere.
Con l'acronimo MIDI (Musical Instrument Digital Interface) si indica il protocollo standard per l'interazione degli strumenti musicalielettronici (anche tramite un computer).
Il MIDI è, da una parte, un linguaggio informatico, ossia una serie di specifiche che danno vita al protocollo; dall'altra, un'interfaccia hardware che consente il collegamento fisico tra vari strumenti.
Entrambi questi aspetti sarebbero probabilmente sostituibili da sistemi più performanti, nonostante ciò, il MIDI, nato negli anni ottanta, è rimasto pressoché inalterato ed è intensamente utilizzato nella produzione di musica digitale. I motivi risiedono probabilmente nel ruolo di standard, pressoché incontrastato, che il MIDI ha assunto nell'ambito musicale, e nella cura riposta dai progettisti nella stesura delle prime specifiche.
Di fatto, il MIDI ha peculiarità interessanti su più fronti:
- La qualità e la praticità del sistema. L'integrazione tra eventi Audio ed eventi MIDI ha dimostrato di essere una mossa vincente, confermando l'importanza di questo standard nella realizzazione di musica digitale.
- La leggerezza dei file MID (in termini di kB). Tramite Internet ed i software multimediali, il MIDI diventa un media di uso comune non più appannaggio esclusivo dei musicisti.
- La diffusione di basi di livello qualitativo sempre maggiore. Fatto che ha permesso a molti musicisti di svolgere con facilità e qualità il proprio lavoro.
- Il costo. Molti produttori hardware e software puntano sulla multimedialità dei propri prodotti. Con un investimento minimo, o ricorrendo a programmi freeware, è possibile per ognuno disporre di un computer in grado di realizzare produzioni musicali di buon livello.
Nonostante ciò, essendo per me una novità, voglio condividere con voi questi file, che sono di per sè leggerissimi e magari possono avere una qualche utilizzo che mi impegnerò a scoprire al più presto. Se qualcuno ne sa di più, lo dica!
The piper at the gates of dawn.zip 15.9kb
The dark side of the moon 91.2kb
Wish you were here.zip 101kb
Animals.zip 10.8kb
The Wall.zip 82.5kb
The final cut.zip 14.7kb
A momentary lapse of reason.zip 31.5kb
The division bell.zip 49.9
The dark side of the moon 91.2kb
Wish you were here.zip 101kb
Animals.zip 10.8kb
The Wall.zip 82.5kb
The final cut.zip 14.7kb
A momentary lapse of reason.zip 31.5kb
The division bell.zip 49.9
Da "La Stampa", impressioni sul The Wall Tour di Roger Waters
"Il tour di "The Wall" è un'impresa titanica e non ero sicuro di farcela ma il pubblico gradisce"
LUCA DONDONI
MILANO
Se siete fra i fortunati che l'1, 2, 4 e 5 aprile saranno al Forum di Assago a cantar le note di Another brick in the Wall con Roger Waters, non vi siete fatti sfuggire il concertoevento del 2011 e l'ultima occasione per vedere sul palco chi, dei Pink Floyd, era il nume tutelare. «Non riesco ad immaginarmi a 80 anni in un tour di 55 date», ha detto infatti Waters qualche giorno fa. Lo spettacolo ripropone lo storico doppio album The Wall(tutti i brani nella sequenza originale, più l'inedita What Shall We Do Now ) festeggiandone il 30˚ anniversario. E' la prima volta che l'opera viene messa in scena negli ultimi vent'anni e le tappe europee sono attese anche perché l'allestimento scenografico è diverso dall' originale dell'80 e i contenuti «testuali» molto più politici. Il piatto forte è uno schermo enorme su cui verrà proiettato il muro che crolla così come lo vedemmo dal vivo nello storico «live» berlinese. Il tour europeo è partito da Lisbona il 21 marzo e Rolling Stone Itali a in edicola domani pubblica l'intervista esclusiva a Roger Waters: «Ai tempi dei Pink Floyd ero ricco e famoso ma arrabbiato e infelice».
«"La paura alza i muri", è scritto in un graffito a Gerusalemme - dice Waters - il mondo è ancora pieno di muri. Il motore di The wall fu il ricordo di mio padre morto in guerra ma ci sono ancora tanti papà impegnati nei conflitti, molte famiglie, soprattutto negli Usa, che hanno perso parenti in Medio Oriente. Oggi chi ha alle spalle una storia come la mia non scrive The Wall ma va a raccontarla nei reality show. Si diventa famosi senza saper far nulla. La tv è il vero oppio dei popoli perché foraggia consumismo e propaganda e crea dipendenza. Nonostante i social network la gente non riesce ancora a comunicare e a scambiarsi le idee».
67 anni e un fisico ancora possente, oggi Waters è un ricco signore inglese che ha scelto di vivere negli esclusivissimi Hamptons (vicino a New York) ma non ha smesso di amare il palco. «Non si può mettere in piedi un circo e fare vedere le pulci ammaestrate - dice - ma devi mostrare gli elefanti e i leoni. Questa è un'impresa titanica e non ero sicuro di farcela ma sembra che il pubblico gradisca». Il proclama più politico dello spettacolo è in Mother con un video che scorre alle spalle dell'artista dove telecamere di sorveglianza, che tutto sentono e tutto vedono, ricordano molto il Grande Fratello orwelliano. Prima di salutarlo il giornalista di Rolling Stone non può evitare la classica domanda sulla divisione dei Pink Floyd. Cosa è successo veramente fra Roger Waters e David Gilmour? «E' stata colpa nostra - racconta il cantante - Siamo cresciuti in modi diversi e non avevo più voglia di litigare. Musicalmente, politicamente, filosoficamente avevamo visioni diverse e lo scontro è stato inevitabile. Doveva finire così». Ed è tutto.
«"La paura alza i muri", è scritto in un graffito a Gerusalemme - dice Waters - il mondo è ancora pieno di muri. Il motore di The wall fu il ricordo di mio padre morto in guerra ma ci sono ancora tanti papà impegnati nei conflitti, molte famiglie, soprattutto negli Usa, che hanno perso parenti in Medio Oriente. Oggi chi ha alle spalle una storia come la mia non scrive The Wall ma va a raccontarla nei reality show. Si diventa famosi senza saper far nulla. La tv è il vero oppio dei popoli perché foraggia consumismo e propaganda e crea dipendenza. Nonostante i social network la gente non riesce ancora a comunicare e a scambiarsi le idee».
67 anni e un fisico ancora possente, oggi Waters è un ricco signore inglese che ha scelto di vivere negli esclusivissimi Hamptons (vicino a New York) ma non ha smesso di amare il palco. «Non si può mettere in piedi un circo e fare vedere le pulci ammaestrate - dice - ma devi mostrare gli elefanti e i leoni. Questa è un'impresa titanica e non ero sicuro di farcela ma sembra che il pubblico gradisca». Il proclama più politico dello spettacolo è in Mother con un video che scorre alle spalle dell'artista dove telecamere di sorveglianza, che tutto sentono e tutto vedono, ricordano molto il Grande Fratello orwelliano. Prima di salutarlo il giornalista di Rolling Stone non può evitare la classica domanda sulla divisione dei Pink Floyd. Cosa è successo veramente fra Roger Waters e David Gilmour? «E' stata colpa nostra - racconta il cantante - Siamo cresciuti in modi diversi e non avevo più voglia di litigare. Musicalmente, politicamente, filosoficamente avevamo visioni diverse e lo scontro è stato inevitabile. Doveva finire così». Ed è tutto.
venerdì 1 aprile 2011
Comics e Pink Floyd: la band in generale e Scrafe
Attingendo al programma del tour del 1975 del gruppo, firmato dallo studio Hypgnosis e da una squadra di eccellenti artisti del tratto, troviamo questa copertina di fumetto che non si capisce bene cosa contenesse al suo interno. Ma è originale ed il prisma e il commento "creative intelligence" fanno di questa immagine un tributo devoto alla band.
Fra i maestri della grafica che hanno spesso accompagnato il gruppo pop, un ruolo speciale va riservato a Gerald Scarfe . Il maestro delle scenografie, direttore di scena, regista, cartoonist, disegnatore satirico, pittore; ha cominciato a lavorare con il gruppo musicale inglese nel periodo di Wish You were here e assieme a loro ha creato quel capolavoro visivo-musicale della storia del pop che si chiama The Wall . Ma di Gerald Scrafe parleremo molto approfonditamente poi.
Le illustrazioni di Scarfe ivi inserite, sono impaginate su una doppia pagina centrale nel booklet a fumetti del tour dei Pink Floyd del 1975, perciò è stato necessario dividerle e rincollarle alla meno peggio.
Comics e Pink Floyd: Mason e Wright
Incredibile. Ne ignoravo l'esistenza, ma eccolo qui: un fumetto sui Floyd! Mancava solo questo nell'enorme insieme di lavori, libri, film, documentari e altro che si sono ispirati alla band britannica.
Notare la somiglianza con i veri musicisti.
E qui sotto abbiamo un altro esempio splendido di avventure ispirate al batterista Nick Mason da Richard Evans, sotto le spoglie di Capitan Mason! L'interpido capitano della marina inglese, che chiamato a guidare un convoglio militare per recuperare carburante per l'aviazione alleata, non trova di meglio da fare che sconfiggere i nazisti speronando un U-Boat con la sua Fregata.
Tra nonsense e tributo ai grandi Floyd, restano comunque lavori curiosi e ammirevoli.
Al grandissimo ancorchè compianto Richard Wright è dedicato questo ironico fumetto, Rich Right, che mette a nudo alcune sue predilezioni (da ricordare che Richard fu cacciato dalla band prima di The Wall per qualche anno a causa di scappatelle amorose e imbroccanti in Grecia, dove era andato in vacanza e da dove rifiutava di tornare per incidere il nuovo album. Solo quando Waters se ne sarà andato, Wright tornerà nel gruppo per gli ultimi anni del Floyd).
All'opera, matita alla mano, per illustrare il fumetto di due pagine tutto dedicato a Wright e intitolato "Rich Right", troviamo Mr. Joe "Motorhead" Petagno . Il racconto si commenta da solo, niente a che vedere con le avventure di guerra di Capt. Mason, quì siamo nel bel mezzo della psichedelia più pura marca Floyd: sex (parecchio) , drugs (parecchie assai di più) e rock&roll (intesa come musica)! Un poco di surrealismo, forse? Molta voglia di prender per i fondelli, senza dubbio.
E a breve i fumetti su Waters e Gilmour!
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giovedì 31 marzo 2011
Matilda Mother, le fiabe nel rock
Un brano di quello strano album che è The Piper at the Gates of Dawn, una fiaba raccontata e interrotta, tra le richieste del bimbo alla madre nel ritornello, dove emerge la stranezza di Barret nel raccontare anche temi frivoli come una sana fiaba infantile.
La musica è fantastica, i rumori di fondo ancora di più (sono uno dei punti di forza della genialità Floyddiana).
MATILDA MOTHER
PINK FLOYD - THE PIPER AT THE GATES OF DAWN
There was a king who ruled the land
His Majesty was in command
with silver eyes the scarlet eagle
showered silver on the people
Oh mother tell me more
Why'd you have to leave me there
hanging in my infant chair
waiting
You only have to read the lines
they're scribbled in black and everything shines
Across the stream with wooden shoes
bells to tell the king the news
a thousand misty riders climb up
higher once upon a time
Wandering and dreaming
the words had different meanings
yes they did
For all the time spent in that view
the doll's house darkness' old perfume
and fairy-stories held me high
on clouds of sunlight floating by
Oh mother tell me more
tell me more
His Majesty was in command
with silver eyes the scarlet eagle
showered silver on the people
Oh mother tell me more
Why'd you have to leave me there
hanging in my infant chair
waiting
You only have to read the lines
they're scribbled in black and everything shines
Across the stream with wooden shoes
bells to tell the king the news
a thousand misty riders climb up
higher once upon a time
Wandering and dreaming
the words had different meanings
yes they did
For all the time spent in that view
the doll's house darkness' old perfume
and fairy-stories held me high
on clouds of sunlight floating by
Oh mother tell me more
tell me more
"Matilda Mother" is a song by British psychedelic rock band Pink Floyd, and is featured on their debut album, The Piper at the Gates of Dawn (1967).[1][2] Written by Syd Barrett, the song is sung mostly by Richard Wright with Barrett joining in on choruses and singing the whole last verse.
The lyrics quote fragments of fairy tales as read from a book to the singer by his mother ("read(ing) the scribbly black", referring to writing in a book as a child sees it), and in the chorus he implores her to "tell me more". The song also laments the loss of childhood, indicating these narrations are being recalled years later, and notes that "the words had different meaning", suggesting the child may have misinterpreted the stories at the time.[original research?]
The song begins with an unusual bass and organ interlude. Roger Waters repeatedly plays the B on the 16th fret of the G-string by varying the lower note from D to F sharp on the D string. Unlike many older beat and pop songs, the guitar rarely plays chords, and most unusually for Western music, Richard Wright provides an organ solo in the F# Phrygian dominant scale with a natural sixth instead of its typical flatted counterpart. The song ends with a simple E mixolydian-based waltz with wordless vocal harmonies of Richard Wright and Syd Barrett.
Barrett originally wrote the song around verses from Hilaire Belloc's Cautionary Tales, in which a series of naughty children, including Matilda, receive their (often gruesome) comeuppance. He was forced to rewrite and re-record the track when Belloc's estate unexpectedly denied permission to use these lyrics.[3]
On the Masters of Rock compilation album, the song was misspelled "Mathilda Mother".
- Matilda Mother
Nel terzo brano Barrett si cimenta nel suo ruolo di geniale pifferaio e menestrello portandoci nel mondo di una favola che si interrompe e poi riprende, quasi l'incitamento di un bambino affinché la madre non smetta di raccontargli la favola che tutto fa risplendere. La solenne atmosfera creata durante il racconto è interrotta da un malinconico “Mother, tell me more” ("mamma, raccontami ancora").
mercoledì 30 marzo 2011
Careful with that axe!
Una canzone particolare, con un testo altrettanto particolare, che passa in secondo piano schiacciato dal peso di una parte strumentale imponente. Molto bella, ma deve piacere il genere, altrimenti può lasciare a bocca aperta e naso storto.. Mmm, si apprezza molto molto di più dopo qualche ascolto.
Careful With That Axe, Eugene
Pink Floyd - Ummagumma
Down, down. Down, down. The star is screaming.
Beneath the lies. Lie, lie. Tschay, tschay, tschay.
[sound of Waters blowing into the microphone]
[light screaming from Waters]
Careful, careful, careful with that axe, Eugene.
[very loud and prolonged scream]
[another very loud and prolonged scream]
[Waters blowing into the microphone]
[light screaming from Waters]
The stars are screaming loud.
Tsch.
Tsch.
Tsch.
[low groaning sound from Waters]
Careful with That Axe, Eugene è un brano, quasi interamente strumentale, dei Pink Floyd. È stata pubblicata per la prima volta nel dicembre del 1968 come lato B del singolo Point Me at the Sky. Successivamente il brano è stato pubblicato in versione live nel primo disco dell'album Ummagumma, nella raccolta Relics e nel video Live at Pompeii.
Il brano ha conosciuto diverse variazioni nel tempo (nel Live at Pompeii, ad esempio, il testo presenta alcune parole in più), ed è stato nuovamente registrato per la colonna sonora del film di Michelangelo Antonioni Zabriskie Point, e per l'occasione rinominato in Come In Number 51, Your Time Is Up. È stato suonato per l'ultima volta in un concerto ad Oakland il 9 maggio 1977. Per l'esecuzione Rick Wright utilizzò il sintetizzatore Minimoog in luogo dell'organo.
La canzone è contraddistinta da un'atmosfera cupa, accentuata dal ritmo del basso e dal suono orientaleggiante dell'organo Farfisa per sfociare nelle urla raccapriccianti di Waters, preannunciate dallo stesso bassista che sussurra "Careful with That Axe, Eugene", cauto con quell'ascia, Eugene. Una versione più addolcita si può ascoltare nella raccolta Relics.
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